Il libro del mese di luglio 2025: “Pioggia per i Bastardi di Pizzofalcone”, di Maurizio De Giovanni, Einaudi – Mondadori 2024

Di Francesca Andruzzi
La pioggia è un desiderio in questo caldissimo luglio; diventa motivo di riflessione, grazie al romanzo che proprio in questo mese abbiamo scelto per voi. Il Commissariato più celebre della storia della letteratura moderna – grazie anche alla trasposizione televisiva – si occupa dell’omicidio di un avvocato novantenne che da oltre un decennio aveva ceduto il proprio studio professionale alla nipote. L’anziano era anche molto malato, afflitto da un cancro in fase terminale. Dall’abitazione, nella quale si è consumato il delitto, nessun oggetto di valore manca all’appello. Appare subito chiaro che il movente non possa che essere ricercato in una vendetta. Meno chiaro, a opera di chi. Il lettore scoprirà il colpevole solo alla fine, grazie al lavoro di squadra dei Bastardi e alla pregevole penna dell’Autore. Sullo sfondo, le vicende personali degli investigatori costretti a lavorare sotto una pioggia che non dà tregua, ma che offre opportunità, come ci spiega De Giovanni, che mitiga l’orrore con il lieto fine del privato dei suoi investigatori. Ma la scelta di questo mese è caduta su ‘Pioggia’ poiché sta diventando sempre più frequente il ricorso alla vendetta, come narrano le cronache. Possiamo pensare, tra i casi più noti, alla signora derubata che insegue, investe e uccide il ladro con la sua automobile o al padre del ragazzo ucciso durante una lite nel 2020 che, proprio oggi, ha sparato all’assassino; condannato a scontare dieci anni di carcere era libero – non si sa ancora perché – da due anni. Solo un paio di esempi, ma, in questa indiscutibile tensione sociale che affligge il nostro Paese (e l’intero mondo), sempre più persone decidono di sostituirsi a una giustizia che deve essere dello Stato, ma che, altrettanto indiscutibilmente, nonostante riforme e controriforme, non soddisfa le vittime, anche collaterali. Sconvolge, poi, la lettura dei commenti che affollano le pagine social dei quotidiani che riportano tali notizie: la maggioranza si schiera a favore dei “giustizieri della notte”, un appellativo che abbiamo preso a prestito dal famoso film con protagonista Charles Bronson. Certamente, occorre comprendere l’insoddisfazione, che si aggiunge al dolore, di coloro i quali già possono presumere che ci vorranno lunghi anni per sentire pronunciare una condanna o che sentono pronunciare condanne che non corrispondono alla gravità del fatto o che vedono, nonostante le condanne, nuovamente e troppo presto in libertà gli autori dei reati. Occorre comprendere lo stato d’animo, ma non si possono giustificare, né lodare le azioni di vendetta. Se qualcosa non funziona – e certamente qualcosa non funziona come dovrebbe – la soluzione non può essere sostituirsi agli apparati pubblici. Si rischia un corto circuito che incendia la società fino a distruggerla definitivamente. Il giovane che negli Stati Uniti ha ucciso il consulente assicurativo per vendicare le vittime dei soprusi del colosso finanziario, ora rischia la pena di morte o sarà comunque condannato a una pena severa. In Italia, anche i giustizieri privati saranno condannati a scontare molti anni di carcere. Trovarsi dalla parte della ragione e passare dalla parte del torto è un attimo carico di odio, rancore, frustrazione nei confronti di chi ci ha danneggiato e non solo; un attimo che arma la mano di un incensurato scontento, deluso, amareggiato che non si limita a provare tali, pur umani, comprensibili sentimenti. “Nell’ira non peccate, non tramonti il sole sopra la vostra ira”, così San Paolo ammoniva gli Efesini. Peccato capitale comprensibile e riparabile, l’ira, che può generare, però, l’irreparabile. Che può portare, se non metabolizzata, a commettere un peccato che è anche reato. Nella spirale dell’odio, capita che proprio ciò contro cui vogliamo combattere arrivi a possederci. Anziché distruggere ciò che riteniamo sbagliato, lo facciamo nostro in una assurda quanto inevitabile contraddizione. Funziona così il male: riesce a vincere anche quando non affascina, anche quando si fa detestare poiché si serve di molti fattori: di un’ira non sedata dal ricorso alla spiritualità, della mancanza di speranza (indegnamente sostituita dalla resilienza) e anche di uno Stato che invece dovrebbe prendere atto che qualcosa non va e porre rimedio. Il male è tenebra, è buio. Per questo ci vuole ciechi. E nulla più della vendetta mascherata da giustizia – perché il male difficilmente si presenta per ciò che realmente è – contribuisce al buio. Come diceva Gandhi… occhio per occhio finisce per rendere il mondo cieco.









