Monteroni: il 25 gennaio evento conclusivo del progetto “E.S.C.I. – Emigrazione Sarda nel Centro Italia”con la presentazione del volume +e dell’ e-book presso la Tenuta di Suvignano

Domenica prossima, 25 gennaio, presso la Sala della Legalità della Tenuta di Suvignano (Monteroni d’Arbia), si terrà l’evento conclusivo del progetto E.S.C.I. -Emigrazione Sarda nel Centro Italia con la presentazione del volume e dell’e-book che raccolgono le testimonianze delle famiglie che hanno contribuito con i propri archivi al progetto, nato all’interno del Circolo “Peppino Mereu” di Siena durante la pandemia e realizzato grazie al sostegno della maggior parte dei Circoli sardi del centro Italia, della Regione Toscana e della Regione Sardegna attraverso il Bando PAE 2024 dell’Assessorato del Lavoro. Interverranno Desiré Alma Manca, Assessora del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale della Regione Autonoma della Sardegna, Mia Diop, Vicepresidente della Regione Toscana e Assessora al recupero e alla riqualificazione dei beni sottratti alla mafia, cultura della legalità e cooperazione internazionale e Stefano Lavra, Presidente dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Regione Autonoma della Sardegna. Tra gli anni ’50 e ’70 tanti giovani, donne e uomini, migrarono dalla Sardegna seguendo il desiderio di costruirsi una nuova vita nel centro Italia; con la loro scomparsa, il rischio sarebbe stato quello di perdere non solo la memoria di questo fenomeno, ma il connesso patrimonio culturale, sociale e umano, di grande valore. Il progetto E.S.C.I. -Emigrazione Sarda nel Centro Italia si è prefisso l’obiettivo di valorizzare l’identità e la cultura sarda con una narrazione viva dell’esperienza della diaspora attraverso le testimonianze dirette dei suoi protagonisti, promuovendo una memoria collettiva intesa non come archivio statico, ma come luogo attivo, dinamico, generatore di nuove iniziative e riflessioni.

Il contesto storico

Negli anni del boom economico del secondo dopoguerra, l’economia sarda era ancora fortemente legata all’agricoltura e alla pastorizia, ma i capi di bestiame erano più dei pascoli disponibili. Nel centro Italia dominava il modello della mezzadria e del latifondo e, con l’abbandono improvviso della terra da parte dei contadini, i campi divennero incolti, i boschi avanzarono, gli edifici rurali crollarono, mentre le infrastrutture erano scarse o assenti. In questo scenario si inserirono i pastori sardi provenienti principalmente da molti paesi della Barbagia, come  Orune, Fonni, Sarule, Oliena, Austis: quello che per altri era un paesaggio degradato, per loro rappresentava una possibilità e un sogno. I pastori vendettero ciò che possedevano in Sardegna, portarono con sé le greggi nei traghetti, e, con coraggio e intraprendenza, divennero piccoli imprenditori: affittavano o acquistavano i terreni, spesso con le cambiali, affidandosi alle associazioni di categoria. Le Regioni non furono ostili, anzi, favorirono il loro insediamento. Piano piano i sardi ricostruirono gli edifici rurali per accogliere le famiglie,trasformarono il paesaggio e le abitudini, integrarono agricoltura e pastorizia, adottarono pratiche oggi considerate moderne: economia circolare, autosufficienza, benessere animale, tutela della biodiversità. Il loro lavoro portò alla costruzione di strade, pozzi, all’arrivo della corrente elettrica e al recupero della produttività dei poderi.
Le donne, in particolare, vissero un cambiamento profondo nelle abitudini e nella vita sociale, dovendo affrontare nuovi ritmi, nuove distanze e un lavoro familiare continuo.

Perché la Tenuta di Suvignano

Fin dall’inizio si desiderava un luogo non solo digitale ma anche fisico dove custodire questa memoria.
Quando il progetto venne presentato alla Vicepresidente della Regione Toscana Stefania Saccardi, l’indicazione fu immediata: la Tenuta di Suvignano, uno dei beni confiscati alla mafia da Giovanni Falcone, 638 ettari e 14.000 mq di edifici oggi gestiti dalla Regione Toscana, simbolo di legalità e rinascita, in un territorio dove agricoltura e pastorizia – con la presenza anche di pecore sarde – sono vive e i mestieri legati al latte e ai formaggi, come il Pecorino Toscano DOP, rappresentano eccellenze produttive e presidio del paesaggio. Un territorio che sceglie l’accoglienza: Toscana e Sardegna credono nella costruzione di comunità integrate, non divise da “muri”, e Suvignano rappresenta un presidio di legalità attiva, esempio virtuoso di riutilizzo dei beni confiscati, simbolo perfetto per ospitare le testimonianze di una comunità che ha dato un contributo rilevante al tessuto sociale regionale.