Siena: Antibioticoresistenza; Rino Rappuoli, Direttore Scientifico della Fondazione Biotecnopolo , ” gli anticorpo monoclonali aprono una nuova frontiere contro i superbatteri”

Gli anticorpi monoclonali umani potrebbero diventare uno degli strumenti più promettenti per contrastare la crescente minaccia della resistenza antimicrobica, offrendo un’alternativa alle strategie basate esclusivamente sullo sviluppo di nuovi antibiotici. È quanto emerge dalla pubblicazione sulla rivista Trends in Immunology firmata da Rino Rappuoli Direttore Scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena insieme ad colleghi. Gli autori evidenziano come questi anticorpi, già ampiamente utilizzati in oncologia e nelle malattie autoimmuni, possano essere adattati per colpire selettivamente i batteri responsabili delle infezioni, riducendo l’impatto sui microrganismi benefici e aggirando alcuni dei meccanismi che rendono inefficaci gli antibiotici tradizionali. La resistenza antimicrobica è considerata una delle principali minacce sanitarie globali. L’uso eccessivo e spesso improprio degli antibiotici ha favorito la comparsa di ceppi batterici sempre più difficili da trattare, fino alla nascita dei cosiddetti superbatteri, microrganismi capaci di resistere a numerose classi di farmaci. Questo fenomeno riduce progressivamente le opzioni terapeutiche disponibili e aumenta il rischio di infezioni gravi e decessi. Secondo Rappuoli, affidarsi esclusivamente alla ricerca di nuovi antibiotici non è più sufficiente. “La strategia di risolvere la resistenza antimicrobica utilizzando soltanto nuovi antibiotici ha completamente fallito e sta generando batteri mostruosi resistenti a tutti i farmaci”, afferma il Direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena. “La resistenza antimicrobica deve essere affrontata con strategie multiple e differenziate e vaccini e anticorpi monoclonali rappresentano gli strumenti più promettenti”. Gli anticorpi monoclonali sono proteine del sistema immunitario prodotte in laboratorio e progettate per riconoscere bersagli estremamente specifici. Negli ultimi decenni hanno rivoluzionato il trattamento di numerose patologie, con oltre 150 farmaci approvati per tumori, malattie infiammatorie e disturbi autoimmuni. Gli autori ritengono che sia arrivato il momento di estendere questa tecnologia anche alle infezioni batteriche. Uno dei principali vantaggi rispetto agli antibiotici ad ampio spettro consiste nella capacità di colpire esclusivamente il batterio responsabile della malattia, preservando il microbioma intestinale e gli altri microrganismi utili all’organismo. Inoltre gli anticorpi possono contrastare le infezioni resistenti attraverso meccanismi diversi da quelli sfruttati dai farmaci convenzionali. Gli studiosi spiegano che gli anticorpi possono impedire ai batteri di rilasciare tossine, neutralizzandone gli effetti dannosi. Possono inoltre “marcare” i microrganismi rendendoli più facilmente riconoscibili dal sistema immunitario, ostacolare l’adesione alle cellule umane e prevenire la formazione dei biofilm protettivi che spesso rendono più difficile la penetrazione degli antibiotici nei tessuti infetti. Le prospettive di sviluppo risultano ulteriormente rafforzate dai progressi tecnologici degli ultimi anni. Tecniche di ingegneria anticorpale, piattaforme basate su RNA messaggero e applicazioni dell’intelligenza artificiale stanno infatti accelerando la progettazione di nuove molecole terapeutiche. Alcuni gruppi di ricerca stanno inoltre sperimentando la combinazione di anticorpi con altri farmaci per realizzare trattamenti mirati contro specifici agenti patogeni. Gli autori sottolineano però che rimangono numerose sfide da affrontare. Servono modelli sperimentali più efficaci, strumenti in grado di riprodurre accuratamente le risposte immunitarie umane e sistemi di valutazione che consentano di identificare rapidamente i candidati terapeutici più promettenti. Tuttavia, secondo Rappuoli, gli ostacoli principali sono di natura economica. “L’assenza di un mercato sufficientemente attrattivo per i farmaci antimicrobici e gli elevati costi di sviluppo degli anticorpi rappresentano oggi le principali barriere”, osserva il ricercatore. Per superare questi limiti, il gruppo sta lavorando a nuove modalità produttive che possano ridurre tempi e costi di sviluppo. “Stiamo studiando approcci alternativi per produrre anticorpi che consentano di diminuire sia i tempi sia i costi. Questo potrebbe renderli accessibili non soltanto ai Paesi più ricchi ma anche al resto del mondo”, conclude Rappuoli. Secondo gli autori, l’integrazione tra vaccini, anticorpi monoclonali e nuove strategie terapeutiche potrebbe rappresentare uno degli approcci più efficaci per contrastare una crisi sanitaria che l’Organizzazione mondiale della sanità considera già oggi tra le maggiori minacce per la salute globale.